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Anche Debord vedeva queste cose come fumo negli occhi, ma per tutt'altre motivazioni teoriche. Per lui il problema si poneva solo nei termini di un'azione politica più o meno diretta, strada sulla quale la stessa I.S. naufragò. Nel rapporto arte-rivoluzione per Debord l'arte spariva, rimaneva solo l'idea della rivoluzione condotta anche contro l'arte stessa, vista come l'espressione di ciò che era necessario rivoluzionare, come un elemento da superare e scartare. Quest'ottica del superamento era estremamente idealistica. Per Debord non si poteva andare avanti in un certo modo ma era necessario chiudere e aprire un nuovo percorso: con questo si voleva dire che una buona parte dell'esperienza del Bauhaus Immaginista e anche dell'ex COBRA era in sostanza definitivamente liquidata.
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Ricordo che Debord, a questo proposito, aveva lanciato l'idea di fare quadri di tutti i tipi, soprattutto dei falsi. Ma nella proposta di Debord c'era ancora l'esigenza di un distacco dal mercato borghese visto come un valore negativo, come sfruttamento, per cui l'immissione sul mercato dei falsi aveva lo scopo di mettere a nudo il meccanismo del mercato stesso, svalorizzando il prodotto. In questa teoria comunque si annidava ancora quella dialettica che per certi versi l'idea del laboratorio contestava in maniera ancor più radicale, nel senso che - secondo il mio modo di vedere - la svalorizzazione non era più legata ai meccanismi del valore economico ma, piuttosto, al suo contrario, ossia al fatto che ognuno poteva produrre i propri valori senza aver bisogno di passare attraverso le strettoie della dialettica individuata dal pensiero di Debord.
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Ho sempre avuto l'impressione che uno come Debord abbia sofferto in qualche misura di non aver fatto la Sorbona.