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Difendete la banalità (rivoluzionaria) ovunque!Posted by Over Ockham on December 14, 2000 at 02:16:13 AM EST:
Per qualche tempo è circolata in alcuni ristretti ambienti una frase attribuita a Babel, secondo cui la banalità sarebbe controrivoluzionaria. E necessario pertanto rettificare tale erronea credenza, prima che, malauguratamente, diffondendosi, contamini il frutto di generazioni, nella volgarità nella quale siamo costretti - "Il forte si mesce col vinto nemico / Col nuovo signore rimane l'antico; / L'un popolo e l'altro sul collo vi sta. / Dividono i servi, dividon gli armenti; / Si posano insieme sui campi cruenti / D'un volgo disperso che nome non ha." Manzoni, "Adelchi". Le ragioni della critica allo spettacolo della nihilazione sono quanto mai banali e impersonali. Una banalità disinteressata non potrà mai correggere una passione.
In ogni caso non ci è mai appartenuto un potere di banno.
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Posted by Omar Wisyam on December 23, 2000 at 02:43:38 AM EST:
Delle tesi ("Uber den Begriff der Geschichte") di W. Benjamin, come sicuramente sapete, esiste una versione in francese. La stavo rileggendo e ho voluto riportare, per gusto del superfluo, la dodicesima tesi.
Questa: "Il nous fait l'histoire; mais il nous la faut
autrement qu'à celui qui,
désoeuvré, flane dans le jardins de l'érudition".
Nietzsche, Du profit à tirer de l'étude de l'histoire et des dangers qu'elle
comporte.
L'artisan de la connaissance historique est, à l'exclusion de toute autre, la classe opprimée qui lutte. Chez Marx elle figure comme la dernière des opprimées, comme la classe vengeresse qui, au nom de combien de générations vaincues, mènera à bien la grande oeuvre de libération. Cette conception qui, pour un moment, devra revivre dans les révoltes du Spartacus, n'avait jamais été vue d'un bon oeil par le parti socialiste. Il réussit en quelques dizaines d'années à étouffer le nom d'un Blanqui dont le son d'airain avait, telle une cloche, ébranlé le dixneuvième siècle. Il plut au parti socialiste de décerner au prolétariat le role d'un libérateur des générations futures. Il devait ainsi priver cette classe de son ressort le plus précieux. C'est par lui que dans cette classe se sont émoussées, irrémédiablement bien qu'avec lenteur, tant sa force d'haïr que sa promptitude au sacrifice. Car ce qui nourrira cette force, ce qui entretiendra cette promptitude, est l'image des ancêtres enchainés, non d'une postérité affranchie. Notre génération à nous est payée pour le savoir, puisque la seule image qu'elle va laisser est celle d'une génération vaincue. Ce sera là son legs à ceux qui viennent.
Mi pare che W. Benjamin scriva che la memoria, sul filo sottile della coerenza, sia il bene più prezioso da custodire, sebbene sia una responsabilità ardua (dovrei riportare qualche altra tesi), dato che, spesso, per la maggioranza delle persone, i prestiti garantiti dal futuro appaiono più vantaggiosi o più facili all'incasso. Ogni responsabilità collettiva potrebbe apparire, prima di tutto, un affare individuale, per cui credo che Benjamin abbia voluto rivendicare l'onere dell'incarico di risalire la storia per risalire nella sconfitta.
Le righe che ho riportato potrebbero essere considerate alcune delle ultime in quella sparsa autobiografia che Benjamin ha tracciato in tanti e vari scritti. La sensazione che provo, naturalmente, è che le parole di Benjamin si inscrivano in un periodo storico definitivamente concluso.
Mi pare anche che la preoccupazione di Debord a proposito del tempo spettacolare e della falsa coscienza del tempo si situi, cronologicamente, esattamente a metà strada tra le tesi di Benjamin e la nostra posizione attuale.
La storia non ha cessato di sparire, la traduzione del passato non sembra più una metafora viva.Nel testo tedesco della dodicesima tesi di W. Benjamin ci sono delle aggiunte che riporto in italiano.
Nella prima è scritto:
"La rivoluzione russa questo lo sapeva. Il motto nessuna gloria ai vincitori, nessuna pietà ai vinti, coglie l'essenziale, dato che porta alla solidarietà con tutti i fratelli morti più che a una solidarietà con gli eredi."
Nella seconda:"Se una generazione lo deve sapere questa è la nostra, la cosa che possiamo aspettarci dai posteri non è che ci ringrazino per le nostre grandi azioni, ma che saremo ricordati, noi che siamo stati battuti."
Queste righe potrebbero far riflettere, ripensando a quello che ha scritto H. Arendt su Benjamin, che per quest'ultimo la sconfitta storica e umana siano alla fine l'onore che rimane.
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Posted by Over Ockham Adamoff on January 22, 2001 at 11:13:48 AM EST:
1.
Nel sostenere non tanto l'ovvia identità dell'origine e della meta, ma effettivamente proprio questo, Kraus e Benjamin non potevano non immaginare quanto stava per succedere o già succedeva nei tribunali della Russia di Stalin; ma essi, che non anticipano i maiali di Orwell, hanno considerato che la prova di cià che non avventatamente sostenevano era già depositata nei "Demoni" di Dostoievsky?
Kirillov sta per essere suicidato, non solo da sé stesso, ma non per sé stesso, di sicuro no, comunque dice, con entusiasmo esaltato:"Io mi ucciderò per cominciare e per dimostrare. Io non sono ancora Dio per forza e sono infelice, poiché sono costretto a proclamare il mio libero arbitrio. Tutti sono infelici, perché tutti hanno paura di proclamare il loro libero arbitrio. (...) Io sono terribilmente infelice, perché ho una terribile paura. La paura è la maledizione dell'uomo ... Ma io proclamerò il mio libero arbitrio; sono obbligato a credere di non credere. Io comincerò e finirò, se aprirò la porta. E salverò. Solo questo salverà tutti gli uomini e già nella generazione successiva li rigenerà fisicamente; perché, per quanto posso giudicare, l'uomo, nel suo aspetto fisico attuale, non può fare a meno di Dio in nessun modo: per tre anni ho cercato l'attributo della mia divinità e l'ho trovato: l'attributo della mia divinità è il Libero Arbitrio! E' tutto ciò con cui io posso dimostrare il punto supremo della mia rivolta e la mia nuova paurosa libertà: poiché essa è assai paurosa. Io mi uccido per affermare la rivolta e la mia paurosa libertà".
Naturalmente Kirillov ha ragione, proprio perché l'ha persa del tutto, ma in questa condizione finisce con il dire e con lo scrivere cose esilaranti come la chiusura della
dichiarazione:
"Vive la république démocratique, sociale et universelle ou la mort! ... No, no, non così: Liberté, égalité, fraternité ou la mort".
La delizia finale riguarda la firma, prima "Kiriloff, gentilhomme russe et citoyen du monde", poi "gentilhomme séminariste russe et citoyen du monde civilisé".
Molti dimenticano con facilità queste pagine prima di parlare o di scrivere.
2.
Si crede che il talento, cioè la capacità di realizzare questo o quello, faccia l'uomo d'azione, ma tutto dipende dalla personalità, cioè dalla capacità di disfarsi del talento.
3.
Il buon gusto, oggi, è riuscire a dare un
prezzo ad ogni cosa.
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Posted by Fundulfus on January 15, 2001 at 10:48:36 AM EST: - Lire la traduction en français
"Il controsenso è necessario, il progresso l'implica."
Nominare una cosa non è pensarla. Ma chi si presta a farlo, chi vuole pensarla? Ciò che si pensa e ciò che non si pensa esistono allo stesso modo, se esistono le chiacchiere in proposito. La collettività ha così poco spazio nei nostri pensieri, che la dimostrazione che essa non sia né un insieme né un essere collettivo, lascia esattamente le cose come sono e dove erano. E vero che lo stagno dove Marx è andato a pescare è stato frequentato un po' da tutti, ma è anche vero che il movimento che dal suo nome ha preso le mosse ha conosciuto pescatori di tutte le risme e che pescavano nei luoghi più strani, così si può dire che Hegel e L. Carroll e E. Lear hanno notato la necessità storica del controsenso. Dunque: viva Hegel e anche i limericks!
Ma, più ancora, a nessuno sfugge che nella realtà saranno prodotti e commercializzati tutti i controsensi che il denaro potrà comprare e che i compratori potranno desiderare.
Neppure io sono stato mai convinto del tutto dai termini (apparenza, immagini, spettacolo) di Debord - credo di averlo fatto capire in qualche messaggio precedente, con un altro nome ma nella stessa lingua -, e che l'apparenza secondo Debord comprenda la stessa idea apprezzata poi dai giornalisti, perché essi riuscivano a comprenderla, è semmai una ammissione a discolpa, secondo una valutazione storica.
La rozzezza dei concetti non è un criterio di validità teorico. Neppure la loro realtà; sebbene la realtà spesso faccia male, anche il sospetto non è da meno. Ogni anarchico ha un'idea, ma nessuna ipostasi impedisce a ciascuno di pensare ciò che crede opportuno o conveniente, logico o illogico che sia, degno o no di essere chiamato pensiero ciò che ciascuno ritiene che sia pensiero. Dunque: a ogni testa un'idea, oppure che si faccia finta di saperla avere, almeno. La morale corrente dice: il mercato compirà il miracolo.
Fundulfus Overianus exscripsit.
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Posted by YBM on January 15, 2001 at 04:38:12 PM EST:
In Reply to: Citazione di un commentario
posted by Fundulfus on January 15,
2001 at 10:48:36 AM EST:
Nommer une chose n'est pas la penser. Mais, qui est pr&eacirc;t à le faire, qui veut la penser ? Ce que l'on pense et ce que l'on ne pense pas existe de la même manière, s'il existe un bavardage à ce propos. La collectivité a si peu d'espace dans nos pensées que la démonstration qu'elle n'est ni un ensemble, ni un être collectif laisse les choses exactement comme elle sont et où elles étaient. Il est vrai que l'étang où Marx est allé pêcher a été fréquenté par un peu tout le monde, il vrai aussi que le mouvement qui s'est développé à partir de son nom a connu pêcheurs de toutes sortes et qui pêchaient dans les lieux les plus étranges, on peut ainsi dire que Hegel, Lewis Carroll et E. Lear ont remarqué la nécessité historique du contresens. Donc : vive Hegel et les limericks aussi !
Mais, plus encore, à personne n'échappe que dans la réalité seront produits et commercialisés tous les contresens que l'argent pourra acheter et que les acquéreurs pourront désirer.
Moi non plus je n'étais pas convaincu entièrement par les termes (apparence, images, spectacle) de Debord -- je crois que je l'ai fait comprendre dans certains des messages précédents, avec un autre nom mais dans la même langue --, et que l'apparence selon Debord comprenne la même idée appréciée par la suite par les journalistes, parce que eux arrivaient à la comprendre, c'est à la rigueur un élément à décharge, selon une évaluation historique.
La grossièreté des concepts n'est pas un critère théorique de validité. Pas plus que leur réalité ; bien que la réalité souvent fait mal, non moins que n'en fait le soupçon. Chaque anarchiste a une idée, mais nulle hypostasie n'empêche personne de penser ce qu'il croit opportun ou convenant, que ce soit logique ou illogique, digne ou non d'être appelé pensée, ce que chacun considère qui est pensée.
Donc : en chaque tête une idée, ou qu'au moins on feigne de la savoir avoir. La morale courante dit : le marché accomplira le miracle.
(Trad. F.Y. et un con bretonnant)
N.d.T. Merci pour le progrès de signaler les contresens.
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Riassunto delle puntate precedenti
Posted by Omar Wisyam on January 31, 2001 at 02:55:32 AM EST:
Considerato, non soltanto che le cose tendono a un fine, ma che ogni gioco finisce (un bel gioco dura poco), preferisco cercare di spiegare le ragioni dei miei interventi. Non dovrebbe essere completamente inutile.
Con il nome di Omar Wisyam (la dedica è palese) ho iniziato a presentare il testo Il buongoverno della cattività a partire dal messaggio n.4549 (del Debord of Directors).
Vorrei sapere dall'Interessato se è ancora interessato.
Con il nome di Over Ockham (why not overstanding? si è chiesto qualcuno in questo forum)
ho sostenuto non del tutto ironicamente che il principio della banalità appartiene di diritto a tutti i sedicenti rivoluzionari, sebbene spesso essi siano convinti del contrario.
Con "L'archeologia del détournement" ho creduto che fosse di qualche interesse mostrare, attraverso degli esempi di lettura in cui si prova a rovesciare il senso primitivo, come un testo qualunque, in questo caso l'autore era Vaneigem, mantenga una approssimativa intelligibilità anche dopo il "détournement". Io mostravo inoltre di preferire il significato deturnato. Il gioco è proseguito in altri interventi, come "Sottrazioni", applicato a delle sentenze di Cioran, e "1984 plus n", messaggio n.4726,
dedicato a un brano di Orwell.
La "Piccola canzone" del vituperato Brecht rivolgeva un saluto ai beoni, ben sapendo che ce n'è ancora qualcuno in giro.
Della poesia di Charles d'Orleans (messaggio n.4752) si comprende bene il perché, osservando la data, anniversario di una calamità invernale. Infine immagino che, almeno per un italiano, la conoscenza di questa bella poesia non sia del tutto scontata quanto per un francese. Rimanendo in inverno, "Il furto del cappotto" è stato un
modesto (ma soprattutto, breve) omaggio a due personaggi di Gogol e di Melville.
Con "Woyzeck, l'ebreo e il dottore" ho provato a inserirmi nel dibattuto sugli ebrei che mi sembrava non meno stonato che equivoco e confuso.
Il doppio e la sua proprietà e Banalità perniciose (quest'ultimo
è da riscrivere) hanno l'intenzione di far apparire, mimeticamente, quanta parte
della teoria di Debord, secondo me, si possa ancora oggi considerare valida,
dislocandovi inoltre il concetto di nihilazione, che subentra a quello di spettacolo.
Gli "Appunti economico-filosofici del 1988", messaggio n.4762, saldavano un vecchio debito con Marx, mentre evidenziavano l'invecchiamento della teoria della talpa di Treviri.
Le "Note senza teoria", proseguendo l'operazione sistematica dell'inversione di
significato, costituivano il rovesciamento (détournement) di un saggio, "Teoria
della canzone" edito da Bompiani, di Manlio Sgalambro, un filosofo italiano (non so quanto conosciuto in Francia) che ha pubblicato molti dei suoi libri presso Adelphi.
"L'imbecille", come avevo già spiegato nell'intervento omonimo, è
un'opera teatrale di Pirandello. L'ho suggerita a Voyer, e a chiunque altro,
nell'eventualitè che qualcuno voglia realizzare un nuovo catalogo dell'imbecillità.
Mi è sembrato utile proporre Le concept d'histoire, come appare dagli appunti di Benjamin e poi alcune brevi citazioni tratte dal "Gergo dell'autenticità" di Adorno, ritenendo, forse a torto, che non si tratti di questioni del tutto superate.
Infine ho voluto ricordare Giorgio Cesarano (messaggi n.4809 e n.4857). Ringrazio ancora chi ha voluto rispondere.
Con Citazione di un commentario il monaco-copista Fundulfus fraintendeva (falsificava) un passaggio di Voyer, per condensarvi una breve ironia. YBM ha tradotto il testo in francese (traduction en français). Max Simple (il nome dice tutto) ha finto di ironizzare su una bella citazione di Musil riportata
nella "Critica della ragione impura" (che diventava la "Critica della ragione dispari") di Voyer.
Con L'origine è la meta pensavo di concludere i miei interventi.
Sono convinto che la scelta di scrivere in italiano non abbia costituito un ostacolo insormontabile per chi ha voluto leggere cosa ho scritto. Comunque devo dire che alcune dispute presenti nel forum mi risultano incomprensibili.
Chi voglia scrivermi avrà visto l'indirizzo Omar_Wisyam@yahoo.it in "Saluti e baci" accompagnato da un passo della "Fenomenologia dello Spirito", che ora rinnovo, giusto per chiudere il discorso.
"Die Wirklichkeit und Dasein des menschen ist sein Schadelknochen" e qualche pagina
dopo: "Das Sein des Geistes ein Knochen ist".
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