OMAR WISYAM, OEUVRES INCOMPLETES
Première partie
Ces interventions abordent des thèmes divers, notamment des commentaires sur Voyer en liaison avec l'intervention commune de Kathrin Obertopp, Safa Fily Kanouté et Tomás Bueno, A fructibus eorum conoscetis eos:

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Rire et relire

Posted by Omar Wisyam on March 25, 2001 at 10:58:18 AM EST:

Rileggendo Marcel Schwob ho ritrovato un'opinione contraria alla mia riguardo le prospettive future del riso, e che avevo dimenticato. Marcel Schwob sosteneva che "le rire est probablement destiné à disparaître"... "Rire, c'est se laisser surprendre par une négligence des lois: on croyait donc à l'ordre universel et à une magnifique hiérarchie des causes finales?"

Non solo, ma "rire, c'est sentir supérieur". Perché negare alle masse questo piacere?Schwob comunque è sicuro che "la conctraction des muscles zygomatiques n'y aura point de place". Inoltre dice: "nous ne savons pas depuis quand l'incohérence dans la vision des choses amenée par la confusion du langage ou de l'intelligence excite la gaieté des hommes". Ma forse non è vero, un'idea Schwob ce l'ha, e forse anch'io.

"Les tics de l'humanité ne sont immuables. Même les dieux changent quelquefois. On a déjà changé la manière de rire; sachez avec constance prévoir un âge où l'on ne rira plus".
Ma perché dovremmo essere privati del riso? Non c'è convenienza. Il riso è una risorsa economica da amministrare, su cui investire e guadagnare molto. Rideremo ancora.

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Lettre sur l'absence de gravité

Posted by Omar Wisyam on March 02, 2001 at 11:37:34 AM EST:

Qualche giorno fa, firmando un intervento con il nome di D'Alembert, mi lamentavo con le parole dell'illuminista rivolte ai suoi compatrioti, del carattere noioso di una polemica interminabile in questo forum. Premetto, con un po' di buon senso, che non mi manca il ragionevole dubbio di sembrare stupido agli occhi di qualcuno, volendo parlare di qualcosa che non conosco approfonditamente. Dunque c'è un'interminabile polemica, a cui non voglio e, soprattutto, non posso prendere parte, essendone del tutto estraneo personalmente.
Viste da lontano le accuse, come spesso capita, appaiono identiche. Stesso linguaggio, stesse parole ingiuriose rivolte reciprocamente. Entrambi dicono di avere ragione e dicono di averlo dimostrato. Divertente? O noioso?

Prima considerazione: le teorie non sono sconfitte da un'altra teoria. Una teoria non vince su un'altra sul piano teorico. Ciò accade raramente, troppo raramente. Accade spesso invece che una teoria venga abbandonata, non perché sia stata demolita sul piano teorico, ma perché la realtà si fa interpretare in modo più efficace, e modificare, da un'altra teoria.
Perché preferisco leggere Debord piuttosto che Althusser? Perché Debord ha interpretato meglio il suo tempo, o no?
Quindi, secondo me, continuare a disputare su Hegel, sembra una perdita di tempo. Né sarebbe preferibile, d'altronde, un neo-neo-aristotelismo.

Seconda considerazione, anzi una domanda: esiste un criterio per decidere se uno ha ragione e l'altro ha torto?
Risposta: prendo come criterio l'analisi della realtà che viene svolta nel discorso teorico. Se un teorico ha ragione, ciò lo si può capire dall'esattezza dell'interpretazione della realtà. Se dalla realtà la sua teoria è stata smentita, evidentemente, lui ha torto sul piano teorico e pratico.
Conseguenza inevitabile: voi lettori cercate i riferimenti alla realtà presenti nei testi e verificate (a posteriori è una cosa molto facile).
Due esempi:
1. Nella "Réponse à l'auteur de "Marx ...", Voyer, il testo è apparso nel 1982, si riferisce a "Les Polonais". Rileggete quelle righe. Si impara a diffidare di Voyer perché, a proposito della Polonia, evidentemente, lui non aveva capito nulla.
2. D'altra parte in un testo di O.T. [Observatoire de téléologie], del 1995, si parla nel titolo di "remettre en marche la théorie des conseils", e l'autore si riferisce a improbabili consigli in Etiopia, in Iran e in Irak. Anche in questo caso ce n'è abbastanza per dubitare, senza parlare dell'inverosimile ruolo rivoluzionario della rivolta di Mogadiscio.
Vorrei essere smentito, se sbaglio, non solo dalle acute riflessioni degli interessati, ma anche dalla rivoluzione che qualcuno di voi saprà contribuire a realizzare.

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Introduction à Hegel (un'illusione OTtica)
OT: Observatoire de téléologie. FE

Posted by Omar Wisyam on April 16, 2001 at 08:50:22 AM EDT:

"Hegel mit uns"
Rileggendo l' "Introduction à la science de la publicité" di Voyer si nota una sconcertante evidenza. Voyer per tutto il testo adopera un linguaggio, anzi "adotta" una terminologia, un lessico, che non è stato mai esaminato criticamente. Esso (il lessico filosofico, la terminologia impiegata che è in questione) attraversa tutto il testo, costituisce non solo il suo sfondo, o il suo paesaggio, ma anima e condiziona evidentemente tutto ciò che Voyer afferma o nega. Il lessico hegeliano, ma anche aristotelico, rimane incriticato, ma questo materiale acriticamente fatto proprio non è neutro, non è neutrale. Anche nella "Società dello spettacolo" di Debord vi è una cospicua presenza di tracce, di termini hegeliani, ma con Voyer vi è un salto di qualità netto, anzi si assiste a una vera e propria "regressione" nel linguaggio della critica. La cosa deve essere valutata attentamente.
Un testo che ha qualche presunzione analitica e critica della società contemporanea può essere pesantemente, massicciamente, condizionato e determinato dall'assunzione acritica di un linguaggio che apparteneva a un sistema filosofico di due secoli precedente? E con cui la filosofia ha già fatto, e abbondantemente, i conti?
La stessa validità del discorso di Voyer viene compromessa da questa scelta, che rimane comunque "non giustificata", in nessun modo, se non da affermazioni perentorie come quella del primo paragrafo che ho citato nel mio intervento "Professio fidei pour le public".
Alcuni esempi di questa terminologia: "Apparence, négativité, substance, accident, principe formel, en-soi, pour-soi, esprit, identité, différence, mouvement du négatif, absolu, logique de la triade, reconnaissance, totalité, essence humaine, médiation absolue, objectivité, subjectivité essentielle, unité de l'idéel et du réel, du fini et de l'infini, totalité subsistante pour soi, mouvement de l'apparence directe, abstraction absolue" ...
Si trovano espressioni gergali hegeliane di questo tipo: "La différence se transforme en identité par la disparition de la différence ou bien l'identité se transforme en différence par la disparition de l'identité ... la disparition de la différence est l'apparition de l'identité, de ce qu'il y a d'identique et la disparition de l'identité est l'apparition de la différence".
La preferenza per Hegel appare motivata così: "La philosophie de Hegel est la théorie matérialiste de l'idée"! Invece il riformismo sarebbe: "la théorie idéaliste de la matière"!
Il merito di Hegel: "Hegel a justement conçu le réel comme le résultat de la publicité qui se concentre sur elle-même ...".
Infine la teoria: "La théorie est la tempête, le Hegelsturm". "Le Hegelsturm"!
La conclusione, che tutti conosciamo di Voyer è la seguente: "La forme (la forma, cioè lo stile, il linguaggio, il lessico!) que nous avons donnée à cet exposé ne présente pas seulement l'avantage scientifique (!) et esthétique d'une intelligence parfaitement (!) maîtrisée ...".
Sebbene lo stile, e i concetti impiegati da Debord siano criticabili, anzi spesso siano deboli, come lo stesso Voyer ha più volte analizzato, rimane la sconcerto sulla regressione operata da Voyer in questo testo, una regressione filosofica che lo rende inutilizzabile, e come tale, in un certo senso, "incriticabile".
Non si tratta di critica, né di teoria, né di teoria critica, né di critica teorica.
Una critica condotta a fondo su Voyer deve fare i conti con questo indigesto hegelismo, che Voyer ha acriticamente adottato e fatto proprio.

Un'illusione OTtica.
Cari ex-amici di OT nel vostro messaggio "A propos de Omar Wisyam", avete esposto una parte della verità, una buona parte, ma avete taciuto questo aspetto, che è forse più importante. La vostra critica a Voyer è un caso di critica incompleta, incompiuta, una critica a metà. Temo che non potrete mai portarla a termine, perché condividete con Voyer lo stesso panorama teorico. Essendo voi stessi prigionieri dell'hegelismo di Voyer non ne verrete mai a capo. La contraddizione principale tra voi e me probabilmente è su questo punto, anche se immagino che qualcuno di voi pensi in modo abbastanza simile al mio.
Il contrasto con Voyer; non è un caso che voi lo conduciate sempre su un "fatto personale", sul fatto che Voyer è un "falsificatore" (cosa che "non posso" discutere, non conoscendo i termini della questione), e non critichiate completamente i suoi fondamenti teorici, perché questi fondamenti teorici sono identici ai vostri, sono gli stessi.
OT ha ereditato da Voyer dei "fossili" teorici (ma una teleologia è possibile anche senza Hegel, anche liberandosi completamente di Hegel), e di questo armamentario, secondo me, OT dovrà disfarsi quanto prima, se vorrà svolgere quel ruolo importante che io continuo a sperare che riesca a svolgere, anche se il comportamento tenuto nei miei confronti non è affatto incoraggiante, e l'accusa di "bavardage" è solo una piatta e misera copiatura. Le mie (io, "bavard macaroni") poche pagine di chiacchiere; cosa sono queste poche pagine di fronte alle centinaia (o migliaia, come scrive Weltfaust) di pagine di OT?.

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La vraie devise du combat: Heil Hegel!

Posted by Omar Wisyam on April 20, 2001 at 04:45:05 AM EDT:

Questo è il terzo intervento che svolgo su un medesimo soggetto: il primo messaggio è stato "Professio fidei pour le public", il secondo "Introduction à Hegel".
Ho cercato di mostrare come l'hegelismo di Voyer nel 1975, al tempo di "Introduction à la science de la publicité", era l'hegelismo di un fan entusiasta, ma pericolosamente muto e reticente, perché l'uso dei concetti non era filtrato da nessuna critica dei termini impiegati ma neppure da nessuna spiegazione sulla loro necessità. Il pensiero di Hegel era dunque adottato acriticamente e quindi dogmaticamente.
Nel 1976, al tempo della pubblicazione di "Une enquête sur la nature et les causes de la misère de la gens", la situazione non era cambiata.
Alcuni esempi: "Hegel a une fois de plus raison"; "Sur ce point nous serons quoi qu'il en coûte d'une stricte obédience égélienne"; "Aujourd'hui, la pensée de Hegel est totalement vraie".
Ma Voyer si spinge oltre ancora, nel suo entusiasmo hegeliano: "Ce monde est furieusement hégélien"; infine il grido di battaglia: "Heil Hegel!" e la firma "Hegelsturmfuhrer".
Tuttavia, come nell'"Introduction à la science de la publicité", anche al 2/12/1975 successivo, Voyer non offre nessuna spiegazione sul perché il mondo sia effettivamente e "furiosamente" hegeliano.
Da questo hegelismo dogmatico seguono delle affermazioni come questa: "la dialectique est l'intelligence dans la guerre sociale", e questa: "la dialectique, c'est l'esprit qui vient aux hommes". Senza neppure l'ombra di una spiegazione o di una motivazione. A me viene da pensare che la testa di Voyer, e solo questa, non il mondo, sia "furieusement hégelien".
Un altro aspetto pericoloso presente in "Une enquête", secondo me, consiste nell'individuazione de "l'ennemi". La teoria ha un nemico, ma esso non è determinato, esso è semplicemente "l'ennemi". Ma chi o che cosa è esattamente "l'ennemi"? Tutto può essere "l'ennemi". Infatti il situazionismo è la punta avanzata, "la forme le plus moderne du réformisme", cioè del nemico, de "l'ennemi".
La stessa insoddisfazione, "l'insatisfaction", cioè la causa del successo dell'I.S. non è più tale, perché è diventata "le spectacle de l'insatisfaction". Perché l'insoddisfazione sia valida per Voyer, perché egli la riconosca tale, deve essere insoddisfazione "sur l'essentiel", cioè totale, perché se si tratta di insoddisfazione "sur le détail" è insoddisfazione prodotta dal riformismo. Ma "le réformisme a réussi à faire un nouveau détail de la totalité elle-même".
Lo spettacolo appare invincibile e "invisibile": "Le monde est donc un 'Geisterwelt', un monde des fantômes et monde invisible, où ce qui est visible est fantomatique et ce qui est réel est invisible" (!).
Il marxismo non è altro che il pensiero di Marx come tutti gli altri, prima di Voyer, l'hanno pensato e praticato: "le marxisme est l'utilisation de ce qui est insuffisant dans l'oeuvre et dans la vie de Marx par les ennemis de Marx" (cioè "tutti"). La prova che sia proprio così è data da questa frase: bisogna "rendre vraies la pensée de Marx et la pensée des situationnistes"; ma se bisogna "rendre vraies" il pensiero di Marx e dei situazionisti, è solo perché finora tutti costoro hanno mentito. Dunque solo Voyer ha ragione, ed egli è convinto di averlo dimostrato! Per Voyer le affermazioni perentorie equivalgono a imostrazioni.
Io mi chiedo: quale legame di necessità logica o teorico-filosofica esiste tra la critica alla società contemporanea (o anche la critica all'I.S.) e l'adozione massiccia e acritica di un hegelismo fanatico?
Le affermazioni di Voyer nei due testi presi in considerazioni permettono di capire l'origine del comportamento di OT. OT non è imbarazzata dalle critiche che riceve, ogni critica, anzi, è la dimostrazione, per loro, che OT ha ragione. Il delirio di Voyer si è trasmesso ereditariamente in OT.

Per concludere: se qualche amico del forum, gentilmente, vuole perdere mezz'ora del suo tempo per spiegarmi le ragioni dell'"Oberdada" gli sarò grato.

Naturalmente i miei tre interventi su Voyer nascono come personale sviluppo del messaggio A fructibus eorum conoscetis eos; ma se io ho scritto stupidaggini, la colpa è solo mia.

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